Credito responsabile

Le Garanzie e il Garante nel Prestito personale!!

Istituti di Credito e Società Finanziarie quando devono erogare il Prestito pretendono solide garanzie per limitare al massimo il rischio di una mancata restituzione del debito da parte del richiedente.

Vediamo quali sono le garanzie pretese:

  • Un contratto di lavoro a tempo indeterminato se dipendente o un reddito dimostrabile se il richiedente è un imprenditore o libero professionista;
  • Uno stipendio adeguato che sia consono al finanziamento richiesto e che sia sufficiente a far fronte al pagamento delle rate mensili;
  • La presenza di altri Prestiti sia personali che finalizzati o per Cessione del Quinto commisurati alla capacità di indebitamento che in linea di massima non dovrebbe superare il 30-35% del reddito percepito;
  • se il richiedente il Prestito non è conosciuto in Banca Dati o se l’Istituto di credito ha dubbi sulla capacità di restituzione del debito è richiesta la figura di un Garante finanziabile proprio a Garanzia del capitale che viene erogato.

Vale la pena di approfondire quindi la figura del Garante per le responsabilità che derivano alla sua presenza nel contratto.

Per molti il Garante è una figura secondaria al richiedente e all’eventuale cointestatario, ma non è così.

Se il richiedente/intestatario del Prestito non onora il debito sarà tenuto a farlo a tutti gli effetti il Garante. Abbiamo assistito a litigi tremendi tra le persone coinvolte nel contratto di Prestito per non aver avvisato correttamente il Garante di questa sua responsabilità.

Per questo bisogna porre la massima attenzione quando si richiede la firma a Garanzia di un Prestito e vale per ambedue le parti interessate sia per il Richiedente che per il Garante.

In senso più generale è preferibile, per chi fosse in difficoltà ad ottenere un Prestito personale, ricorrere alla Cessione del Quinto, più semplice da ottenere e ha un vantaggio molto interessante: non si deve ricorrere a Garanti in quanto la Garanzia è data dal TFR accantonato e accantonando per tutta la durata del finanziamento.

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Prestito Vitalizio è la nuova Pensione Integrativa?

Prestito Vitalizio: cos’è e come funziona.

Si ipoteca la propria casa, con contratto regolare, con un Istituto di Credito e si ottiene liquidità per vivere decentemente quando si è in difficoltà grave come quella che stiamo vivendo.

Non si pagano rate per la restituzione del debito in quanto andrà in Atto di Successione e gli Eredi decideranno se rinunciare alla eredità o se riscattare l’immobile ipotecato pagando il debito oltre gli interessi maturati contrattualmente.

A tutti gli effetti è da intendersi come una Pensione integrativa!

Dal 6 maggio, domani, entra in vigore il Prestito Vitalizio Ipotecario attraverso la Legge n. 44 del 2/4/2015 che è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 92/2015. Legge che ha modificato l’art. 11/quaterdecies del DL 203 del 30/09/2005 convertito con modifiche dalla Legge 248 del 2/12/2005 che regola la disciplina del Prestito Vitalizio Ipotecario.

I proprietari dell’immobile, che devono avere più di 60 anni, non ne perdono il possesso, e convertono una parte del suo valore in euro, in moneta, con l’accensione dell’ipoteca a garanzia a favore dell’Istituto di Credito che concede il Prestito Vitalizio.

Sarà una perizia dell’immobile e l’età del o dei proprietari che determinerà, in base alla aspettativa di vita, la cifra massima ottenibile.

Successivamente alla morte del o dei proprietari gli Eredi decideranno sul da farsi, se:

  1. Estinguere direttamente il debito con l’Istituto di Credito;
  2. Vendere l’immobile ipotecato e con il ricavato estinguere il debito;
  3. Chiedere all’Istituto di Credito di procedere con la vendita dell’immobile ipotecato e con il ricavato estinguere il debito e se la cifra è superiore il rimanente andrà suddiviso tra gli Eredi.

Il Ministero dello Sviluppo Economico dovrà adottare entro tre mesi dalla entrata in vigore della Legge il Regolamento che deve stabilire le regole relative alla offerta dei Prestiti Vitalizi Ipotecari e l’individuazione dei casi e delle formalità che comportino una riduzione significativa del valore dell’immobile per il qual motivo l’Istituto avrà titolo per chiedere il rimborso integrale del finanziamento.

Abi e Associazioni dei Consumatori saranno sentite per la stesura del Regolamento.

La nuova disciplina varrà per i finanziamenti stipulati solo dopo l’entrata in vigore della nuova normativa di legge.

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Cessione del Quinto – Il Datore Lavoro!

Il ruolo del Datore di Lavoro nella Cessione del Quinto è ben definito dalla L. 180/50 e sue successive modifiche.

Egli non si può opporre alla Cessione del Quinto, mentre invece è nella sua facoltà la concessione della Delega del Quinto.

Purtroppo non sono pochi i casi in cui il Datore di lavoro crea gravi problemi al dipendente allorquando richiede la Cessione del Quinto, e in questo caso il dipendente alla fine dovrà decidere tra il forzare la richiesta e correre il rischio di perdere il lavoro.

Va anche segnalato che ci sono Ditte che addirittura si fanno firmare la dichiarazione dal dipendente che non chiederà mai la Cessione del Quinto.

Questo accade nel rapporto di lavoro Privato, mai nel Pubblico o nello Statale.

Perché il Datore di lavoro si oppone  alla concessione della Cessione del Quinto?

Lo limitano i vincoli e gli obblighi che ne derivano quali dichiarare formalmente lo stipendio mensile, il TFR accantonato, le trattenute previdenziali e altre eventuali in corso, l’obbligo di trattenere il TFR e di mantenerlo a disposizione e di versare tutti i mesi la quota trattenuta dalla busta paga alla Banca e/o Finanziaria che ha erogato il finanziamento.

Il Datore lavoro figura come Terzo datore ceduto in quanto la garanzia a favore dell’Istituto che ha erogato il finanziamento è rappresentata dallo stipendio che il lavoratore percepisce mensilmente e dal TFR accantonato ed accantonando.

Per questo Prestitia consiglia ai dipendenti di essere attenti, corretti e prudenti, mai invasivi, in occasione della richiesta che fanno al Datore Lavoro per la concessione della Cessione del Quinto dello Stipendio.

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Cessione del Quinto – Pignoramento busta paga!

Mi chiamo Giuseppe e abito a ………………, lavoro da 11 anni presso la ditta …………….. ho fatto otto ritardi nel pagamento di un prestito, la banca mi ha scritto che devo pagare tutto il residuo del prestito altrimenti procedono con il pignoramento della busta paga. Significa che se non pago non prendo più lo stipendio? Mi potete rispondere? Grazie

Signor Giuseppe le rate vanno pagate, il contratto va rispettato, i soldi lei li ha avuti ed è logico pensare che se lei non paga le rate mensili del Prestito la Banca interviene anche minacciando il Pignoramento in busta paga pur di recuperare i soldi che le ha anticipato.

Però si tranquillizzi in quanto il Pignoramento qualora fosse eseguito sarà pari al quinto dello stipendio. Una cifra che il Datore Lavoro dovrà trattenere direttamente dalla busta paga e versare obbligatoriamente al Creditore come stabilito dal Tribunale. 

Se lei non ha i soldi per pagare le rate saltate non può rientrare nel piano di ammortamento e la Banca procederà giudizialmente.

Le pongo una domanda: perché attendere che la Banca proceda con il Pignoramento?

Lei può tirarsi fuori dalle problematiche procedendo con la richiesta della Cessione del Quinto dello Stipendio.

In tal modo avrebbe a disposizione i soldi per chiudere il residuo del Prestito , compreso le rate che non ha pagato, e la Banca ne sarebbe molto felice in quanto sarebbero evitati i costi per la richiesta del pignoramento in tribunale.

Si metta in contatto con i nostri consulenti e troverà la soluzione!

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Il Certificato di Stipendio per la Cessione del Quinto!

Il Certificato di Stipendio è il documento che l’Amministrazione Pubblica (ASL, ecc.) e Privata deve rilasciare al lavoratore dipendente per poter avere la Cessione del Quinto dello Stipendio.

L’Istituto che finanzia in possesso del Certificato di Stipendio può dar corso alla pratica della Cessione del Quinto o alla Delega di pagamento e proporre al Richiedente/Lavoratore il preventivo sulla base del quale poi si potrà procedere o no alla definizione del contratto e alla sua firma.

Il Certificato di Stipendio è un documento fondante, esso contiene dati certi sotto la responsabilità diretta della dichiarante Ditta Datore Lavoro, relativi a:

  1. Dati fiscali del dipendente.
  2. Dati societari, fiscali e indirizzo della Ditta Datore Lavoro.
  3. Numero dei dipendenti.
  4. Stipendio netto mensile, comprende mensilità aggiuntive ed è al netto di straordinari, assegni famigliari, compensi vari aziendali, indennità varie, inoltre è al netto di imposte e contributi. Da questo si ricava la rata mensile pari alla quinta parte, il 20%, dello stipendio netto.
  5. Tipo di contratto di lavoro (determinato o indeterminato) e inquadramento.
  6. Quote già trattenute in busta paga e residuo del prestito o sua durata.
  7. Per le Ditte private: TFR accantonato effettivamente disponibile. È utile per il calcolo della cifra massima erogabile che si ottiene utilizzando il Moltiplicatore Assicurativo che deriva dalla valutazione economico/finanziaria del Rischio riguardante la Ditta Datore Lavoro. (per la stessa Ditta Datore Lavoro può esistere il caso di Assicurazione che si assume o non si assume il rischio).

NOTA: Esistono anche casi in cui la Ditta Datore Lavoro non rilascia il Certificato di Stipendio. Il lavoratore ha titolo per richiedere in sostituzione una dichiarazione formale che comprenda i seguenti dati:

  1. Dati fiscali del lavoratore, tipo di contratto in corso e data di assunzione;
  2. Stipendio annuo lordo percepito;
  3. TFR accumulato ad una precisa data;
  4. Se ha o non ha trattenute in busta paga per Prestiti o Pignoramenti;
  5. Timbro e firma con dati fiscali societari e riferimenti telefonici.

Nel caso di assenza del Certificato di Stipendio lo stipendio netto si calcola detraendo allo stipendio lordo l’aliquota media Irpef. Se invece il calcolo lo si deve fare dal CUD dell’anno precedente, dal 2015 CU,  dal lordo annuo vanno detratte le imposte versate e la cifra che si ricava va divisa per 12, pari ai mesi dell’anno.

Se sono presenti Prestiti o Pignoramenti si dovranno richiedere i rispettivi contratti/documento di pignoramento giudiziale al lavoratore richiedente la Cessione del Quinto.

Per quanto attiene il TFR può essere:

  1. Depositato presso la Ditta Datore Lavoro, ed è presente sulla seconda pagina del Cud fino al 2014, con il 2015 sul CU (Certificazione Unica);
  2. Accantonato presso un Fondo Integrativo al quale si richiede l’aggiornamento attuale.

La Cessione del Quinto prevarica qualsiasi controllo della Centrale Rischi finanziari del lavoratore, non quello della Ditta Datore Lavoro e nel caso sia negativa l’Assicurazione non sarà nelle condizioni di assumersi il Rischio assicurativo.

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Cessione e Delega pagamento del Quinto!

La Legge 180/50 e successive modifiche che regolamenta la Cessione del Quinto da la possibilità ai dipendenti di ottenere una seconda Cessione del Quinto definita Delega di pagamento!

Questo significa che è possibile avere due trattenute fino ad un massimo del 40% dello stipendio netto mensile. Ad esempio da uno stipendio di 1.500 euro netto al mese si possono ottenere due Cessioni con rate di 300 euro cadauna, e così in busta paga rimarrebbero a disposizione solo 900 euro per l’intera durata delle due Cessioni.

È un impegno, quello che si assume il richiedente, molto importante e che non deve essere sottovalutato!

La persona che richiede sia la Cessione che la Delega del pagamento del Quinto dello Stipendio deve essere consapevole che al di là del beneficio immediato per i soldi che le Società Finanziarie erogano a suo favore, dovrà poi vivere con uno stipendio di 900 euro al mese e con quelli dovrà far fronte a tutti i costi e agli imprevisti che nella vita dovrà affrontare: per l’auto per consumi, bollo e assicurazione, per la casa per le spese e per le tasse statali e comunali, per il vitto e per il mantenimento. Se non è solo, ma ha una famiglia, la cosa sarà ancora più difficile e dura da affrontare e queste sono cose da tenere in debito conto fin dal momento che si fa richiesta di finanziamento.

Di norma si fa ricorso alla Delega di pagamento quando non si riesce a far fronte ai debiti o se si vuole acquistare cose o beni indispensabili oppure per necessità sanitarie improvvise e non rimandabili.

Va anche sottolineato che non sempre la Delega di pagamento viene concessa dal Datore Lavoro, è lui che decide se concederla o no, al contrario di quanto avviene per la Cessione del Quinto che va concessa per obbligo di legge.

Per i dipendenti statali e per quelli pubblici è facile ottenere la doppia Cessione, così non è nell’ambito del lavoro privato. Il Datore Lavoro nel privato non concede di norma l’autorizzazione o la concede molto raramente.

Sono elementi determinanti per la concessione della Cessione in genere e della Delega di pagamento in particolare l’anzianità di lavoro (a tempo indeterminato) e il TFR accantonato. Infatti tanto più questi due elementi sono elevati tanto più sarà facilitata la concessione della Delega di pagamento!

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Fondo Prevenzione Usura di Adiconsum!!!

Famiglie in difficoltà a pagare le rate per troppi Prestiti?

Istituti bancari o Società finanziarie che non intendono concedere Prestiti per consolidare situazioni debitorie  in difficoltà nei pagamenti delle rate?

La risposta viene da Adiconsum, Associazione dei Consumatori, che ha creato un Fondo di prevenzione Usura.

Si perché coloro che non sono finanziati alla fine corrono il gravissimo rischio di cadere nella trappola tesa dagli Usurai.

Il Fondo è riconosciuto ufficialmente dal Ministero dello Sviluppo Economico ed è attivo dal 1997 con buoni risultati fino ad oggi.

Sono infatti molteplici i casi di famiglie con Mutuo casa  che hanno anche Prestiti in corso per l’auto, per viaggi, per matrimonio o per la salute ecc. Con il lavoro che cala, e con esso gli stipendi, ci si trova in grave difficoltà a pagare le rate con il rischio di essere segnalati come cattivi pagatori e non essere più finanziabili per un lungo periodo.

Ecco allora l’opportunità di fare domanda ad Adiconsum, attraverso il modulo che si trova disponibile esclusivamente sul sito internet di Adiconsum, di essere ammessi al Fondo di prevenzione usura.

I risultati ad oggi sono molto interessanti in quanto in diciassette anni di attività del Fondo di prevenzione usura di Adiconsum a fronte di oltre 3.000 richieste di intervento ne sono state accolte il 40%, circa 1.200, con la concessione di oltre 15 milioni di euro di Prestiti garantiti.

Un ottimo straordinario salvagente per tante famiglie.

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Prestiti Online – in Italia Cercasi Trasparenza!!

In un anno in 28 Paesi europei dal novembre 2011 al novembre 2012 i siti che offrono Prestiti Online, Finalizzati e Carte Revolving hanno fatto un progresso formidabile ed impensabile.

Nel 2011 solo il 30% dei siti era in regola con la trasparenza in merito alla privacy  e all’informativa al Cliente, dopo un anno il risultato è che il 75% dei siti è in regola, recuperare un gap simile in un anno ha un significato straordinario e di fiducia negli organi di controlo per l’utente

In Italia invece sembra che siamo la pecora nera europea in materia di Trasparenza, abbiamo ancora molto da lavorare in quanto per 15 siti controllati in norma ne sono risultati idonei solo quattro. Questo significa che in Italia la percentuale è esattamente il rovescio di quella europea: il 25% idoneo contro il 75% che non lo è.

L’utente italiano deve aumentare il livello di guardia, deve sempre verificare che le norme siano rispettate in quanto ancora il 25% non si è regolamentato e la dove trova che non siano in linea con quanto prevede la normativa deve denunciarlo alla Banca d’Italia o all’Antitrust che sono deputati ai controlli ufficiali.

Quali possono essere le informazioni che possono indurre in inganno l’utente:

  1. Mancata informazione a chi possono essere concessi prestiti di esempi per rate e tassi improponibili in linea generale;
  2. Mancata informativa SECI;
  3. Preventivi forniti per l’accettazione su carta non intestata;
  4. Uso improprio di termini che inducono in inganno l’utente;
  5. Altro che si sospetta non conforme.

Insomma tutto ciò che può trarre in inganno l’utente deve essere debitamente segnalato.

Prestitia è pronta a fare la propria parte offrendo consulenza gratuita e proponendo le migliori soluzioni a coloro che richiedono consulenza e preventivo.

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Prestiti Personali & Cessione del Quinto – racconto di una storia vera!

Riceviamo pochi giorni orsono su info@prestitia.it una domanda secca: “Dipendente da 26 anni di una grande SPA sita vicino a Milano, ho 56 anni e ho in corso sia la Cessione che la Delega del Quinto. La Cessione è stata rinegoziata la quota ceduta, circa sei mesi fa, riducendo la rata e allungando la durata, mentre la Delega che ho stipulato nel 2006 nessuno la rinegozia. Voi riuscite a farlo? Grazie.

Rispondo che non siamo indovini e che abbiamo bisogno di ulteriori informazioni  e così le chiedo se è disposta a fornirmele.

Lei risponde subito di si, che è a disposizione.

Le scrivo che per valutare la sua situazione abbiamo bisogno di questi documenti:

  1. Ultima Busta paga
  2. Ultimo CUD
  3. Certificato di Stipendio
  4. Copia dei contratti in essere
  5. Conteggio della estinzione anticipata.

Il giorno stesso mi fornisce tutti i documenti richiesti, passo la documentazione alla nostra Agenzia, la quale individua subito la soluzione e mi fornisce un preventivo che io trasmetto subito. Il preventivo è accettato e la cosa si sta concludendo. In tre giorni abbiamo trovato la soluzione al suo problema che trascinava da mesi, e che le creava ansia e confusione.

Perché racconto questa storia?

Sono sempre più convinto che sul mercato ci siano bravi operatori che però lavorano senza metterci il cuore e rispondono solo tecnicamente: richiesta fattibile o non fattibile. Non ricercano, non scavano in profondità per capire e per conoscere e così trovare la possibile soluzione. La tecnicità ha avuto il sopravvento sulla consulenza ahimè, abbiamo creato dei piccoli mostri che lavorano solo sui numeri.

Il cliente che ha bisogno di capire perché si trova in una determinata situazione in realtà è messo alla berlina, non è ascoltato e così non si percepiscono
possibili situazioni che giocano a suo vantaggio che potrebbero permettere di risolvere il suo problema.

Racconto questa storia perché la realtà che tocchiamo tutti i giorni è che non ci sono più Consulenti che studiano il caso, che lo approfondiscono, che valutano percorsi alternativi utili non solo a reperire i soldi, ma anche a dare una sistemata alla situazione creditizia debitoria del Cliente.

La Banca è la maggiore colpevole perché questo è il suo ruolo, ma viene espropriato da persone esterne che possono usare la consulenza per manipolare le persone e fare loro decidere cose che alla fine si potrebbero rivelare fasulle o peggio ancora inconsistenti che causano perdite economiche ulteriori.

Non mi si venga a dire che questa è una richiesta difficile da trattare, lo diventa se non si è preparati ad affrontare il Cliente per fargli una consulenza e tirare fuori tutto ciò che ha dentro.

In tanti anni di lavoro ho avuto una sola risposta negativa, un cliente mi disse qualche anno fa: “Perché fa tutte queste domande?, cosa c’entrano con il prestito di cui ho bisogno?”, mi ha chiesto di interrompere subito il rapporto. Ma quanti ringraziamenti invece!

Colui o coloro che sono stati contattati da questa Cliente non dovevano coniugare età della persona con età pensionistica, ma dovevano confrontarla con età in cui andrà in pensione con 40 anni di lavoro.

Se si analizzano bene i dati e si approfondisce la materia, la domanda è la logica conseguenza ed esce naturale e nella sua semplicità sottintende già la risposta, che sarà positiva.

In fondo Prestitia ha trasformato un NO in un SI! Non è cosa da poco, giusto?

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Come faccio a pagare tutto?

Buongiorno, la mia storia: pensionato INPS € 673,43 + lavoro parttime di 454 €. Dal 01/2015 la pensione andrà a regime per € 1300 al mese + la tredicesima. Ho un mutuo per € 490/mese con residuo di € 16000 e Prestiti per complessivi € 350/mese e residuo di € 12000 . Mia moglie ha prelevato tutti i soldi dal conto cointestato € 22000-. Ho chiesto alla Banca di rinegoziare il mutuo e si è rifiutata. Ho in corso la separazione da mia moglie e la casa ed il figlio sono assegnati a me.

Cosa posso fare? Come posso uscire da questa situazione? Aiutatemi per cortesia. Grazie.

 Buonasera, mi spiace molto per la sua situazione. Oggi lei è in una situazione difficile e di difficilissima soluzione.

La sua Banca, a mio parere, ha fatto un errore grossolano nel non accettare l’allungamento del Mutuo. Era, è, e sarà l’unica strada da perseguire.

Immagino che la casa valga ben più di € 16000 e che la Banca voglia avere garanzie che il mutuo sarà pagato in futuro. Il residuo del mutuo sommato al residuo dei prestiti da € 28000  che rinegoziati con mutuo della durata di 10 anni comporterebbe una rata di € 310/mese. Per lei ideale e per la Banca una sicurezza del pagamento in funzione della sua situazione finanziaria personale.

È la sua una situazione assai complessa e comporta per la Banca un rischio elevato almeno fino al 2015. Penso che in fondo sia questo il motivo per il quale hanno rifiutato di rinegoziare il mutuo.

Consiglio:

  1. Non deve ricorrere alla Cessione del Quinto della Pensione ora. Sarebbe una azione economicamente dannosa quando invece sarà utile farla nel 2015 in quanto potrà chiedere la cifra completa del quinto della pensione, oggi la Quota cedibile è troppo bassa e se fa la Cessione ora dovrà aspettare fino all’estate del 2016 per rinegoziarla pagando due volte le spese;
  2. La sua ex-moglie non firmerà mai per rinegoziare il mutuo, si metta il cuore in pace, è meglio che trovi un sostituto, un fratello o sorella o nipote;
  3. Deve assolutamente insistere con la Banca che le ha fatto il Mutuo di procedere con la rinegoziazione a consolidare tutti i suoi finanziamenti per avere così una unica rata da pagare;
  4. Se la Banca non dovesse accettare ancora una volta, non esiti a minacciare la sospensione dei pagamenti del Mutuo e che si riserverà di rinegoziare più avanti la chiusura del debito con una transazione (dei 16000 € di residuo andrà a pagarne la metà). Se si dovesse trovare in difficoltà anche con il pagamento dei prestiti sospenda anche quelli. Il tempo lavorerà a suo favore non si preoccupi più di tanto e dorma di notte, arriverà il 2015 e con la Cessione del Quinto della Pensione chiuderà tutti i suoi debiti attraverso una transazione bancaria o finanziaria.

Personalmente non vedo alternative a che lei trovi un Garante finanziabile per la rinegoziazione del Mutuo.

Dipendenti pubblici e privati, Pensionati ed Autonomi Prestitia si propone, con il proprio staff di consulenti, per analizzare la vostra storia e la vostra necessità economica, interpellateci!!

Per i Vostri Prestiti chiedete una consulenza o un preventivo a Prestitia!!!!

Prestitia è convenzionato con i migliori Istituti di Credito ed è altamente competitivo, fidatevi avrete modo di confrontare e di convincervi della nostra serietà consulenziale!!!!

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